La scorsa settimana ha portato tre nuovi studi sui peptidi che meritano un'occhiata più attenta. Due di essi affrontano uno dei maggiori problemi della medicina di oggi: i batteri che non rispondono più ai nostri antibiotici. Il terzo riguarda un noto peptide osseo e si chiede se sia possibile farlo durare più a lungo nell'organismo.
Una versione della teriparatide ad azione più prolungata
Il 16 ottobre un gruppo della Shandong University e della Shandong Academy of Pharmaceutical Sciences ha pubblicato un lavoro sulla teriparatide sul Journal of Medicinal Chemistry. La teriparatide è costituita dai primi 34 amminoacidi dell'ormone paratiroideo, ma si degrada rapidamente una volta entrata nell'organismo.
I ricercatori hanno esaminato il peptide una posizione alla volta per trovare i punti in cui poteva essere modificato in sicurezza, poi hanno legato catene di acidi grassi in corrispondenza di siti di serina e treonina. Delle 12 nuove versioni ottenute, quattro hanno mantenuto un'attività vicina all'originale. Una di esse, il composto 62, ha resistito molto meglio nel siero del sangue.
Si tratta di un lavoro preclinico iniziale, ma mostra come piccole modifiche chimiche possano rendere un peptide molto più stabile.
L'apprendimento profondo progetta nuovi lipopeptidi antimicrobici
Il 17 ottobre i ricercatori della Shanghai Jiao Tong University hanno riferito su Nature Communications di aver usato un modello di apprendimento profondo per progettare lipopeptidi, brevi peptidi con una coda di acido grasso.
Sono partiti da sequenze peptidiche ricavate da 96.911 genomi batterici e hanno ridotto migliaia di candidati a 289. Ne hanno poi prodotti 46 in laboratorio e 44 hanno mostrato attività antimicrobica, un tasso di successo di quasi il 96%. È un valore insolitamente alto per questo tipo di ricerca.
Il loro composto principale, LP630, ha agito contro un'ampia varietà di batteri e ha dato risultati solidi in topi con ferite infette. Il lavoro non è ancora stato testato sulle persone.
Un peptide derivato dalla rana contro un germe ospedaliero resistente
Il 19 ottobre un gruppo guidato dall'Houston Methodist Hospital ha pubblicato su Frontiers in Microbiology uno studio su CIT8, un peptide di 13 amminoacidi. È una versione accorciata, ottimizzata con l'apprendimento automatico, della citropina 1.1, un peptide naturale presente in una raganella australiana.
Hanno testato CIT8 contro Acinetobacter baumannii, un germe ospedaliero che spesso resiste agli antibiotici carbapenemici e figura nell'elenco di priorità critica dell'Organizzazione Mondiale della Sanità. CIT8 ha fermato 15 ceppi su 16 a 4 µg/mL, compresi quelli resistenti. A 20 µg/mL ha ridotto i batteri vivi a livelli non rilevabili entro 15 minuti e ha anche aiutato l'antibiotico meropenem ad agire contro i ceppi resistenti.
Finora CIT8 è stato testato solo in laboratorio e gli autori indicano ulteriori test preclinici come passo successivo.
Che cosa significa tutto questo
Nel loro insieme, questi studi mostrano quanto rapidamente avanzi la scienza dei peptidi, dove la progettazione al computer, i composti naturali e una chimica accurata aprono nuove opzioni. Nessuno di questi lavori è ancora arrivato alla sperimentazione sull'uomo, quindi la strada è ancora lunga. Seguiremo ogni studio man mano che procede.